venerdì 9 ottobre 2015

Spirito dei tempi: i suicidi a Wall Street e la paura di cadere





Appare difficile stare a preoccuparsi per un relativamente piccolo numero di suicidi tra gente giovane e privilegiata, in particolare nel momento in cui tragedie personali che derivano da stress economico, come l’onda di suicidi avvenuta in Grecia, non hanno avuto certo la stessa attenzione da parte dei media. Ma uno può argomentare che gli atti disperati tra i poveri sono tragici ma in un certo senso normali, mentre invece gli stessi atti perpetrati da coloro che hanno molte più opzioni e risorse, rendono molto più perplessi.
Lo scaricabarile tra i capitani delle aziende di Wall Street riguardo alla striscia di morti per suicidio deve essere presa con un grammo di ragionamento. La perdita di lavoro (o anche una mera retrocessione) possono mettere in moto una cascata di eventi avversi che possono portare alla morte: suicidio, abuso di droghe, o un incidente di macchina che potrebbe non essere un incidente se c’è una famiglia che poi è in grado di intascare una assicurazione.
Ma la catena di fallimenti personali è in genere abbastanza attenuata così che la persona o l’istituzione che ha abbattuto la prima tessera del domino è abbastanza lontana dal tragico risultato da risultare una mera parte di una catena causale. Appare abbastanza diverso quando un giovane uomo, che i parenti e gli amici vedono troppo raramente, si accorge che non riesce più a tenersi assieme sotto l’incessante pressione che lo porta alla morte ore prima di una scadenza che egli teme di non poter assolvere, come ha fatto il banchiere Sarvshreshth Gupta lo scorso Aprile.
Ma per la verità, Wall Street ha avuto lavori che richiedevano tale pressione da decenni. Le persone che riescono a navigare fino a quelle posizioni sono così concentrati nell’idea del successo nella  carriera che le conseguenze dell’insuccesso sono sempre sembrate più grandi di quanto fossero in realtà; altrimenti, sarebbe oltremodo arduo motivare le persone a lavorare in una tale maniera. Ma allora cosa c’è, se c’è, di differente oggi?
E’ difficile comprendere come è fatto questo mondo se non ci sei stato dentro. Sebbene parecchie persone hanno sopportato periodi di estrema pressione temporale e di stress personale, il mix che si trova in certi ruoli molto ambiti nel mondo della finanza è demoralizzante. E questo rinforza un ciclo perverso tra prevaricato e prevaricatore: poiché quelli della vecchia generazione sono passati attraverso questa sfida, trovano perfettamente normale che i più giovani facciano lo stesso. E che la lunghezza punitiva delle ore lavorate e la sensazione percepita della estrema importanza del proprio lavoro e il modo in cui le esigenze del lavoro isolano i giovani della finanza dalle loro famiglie e dai loro vecchi amici giustifichi in qualche modo la loro convinzione che i loro stratosferici compensi siano dovuti. Come scrissi nel 2010:
Ma le aziende di Wall Street non sono altro che fabbriche del sudore per colletti bianchi fornite di trappole affascinanti. Non comprendi realmente quanto duramente sei in grado di lavorare, eccetto che nello schiavismo, a meno che non sei stato un analista o un associato all’interno di una banca di investimenti. Non è soltanto una questione di numero di ore, ma di una estrema ed incessante pressione. Le priorità vengono riviste quotidianamente, anche molte volte al giorno, a seconda dei movimenti di mercato. Ti trovi ad avere parecchi capi differenti, ognuno con i suoi obiettivi e le sue scadenze, e nessuno di loro si preoccupa minimamente di cosa gli altri ti stanno chiedendo in contemporanea. Non ti è permesso di dire no a richieste irragionevoli. Il senso di urgenza è così elevato che aspettare l’arrivo di un ascensore equivale ad una agonia. Se hai tempo di pagare le bollette e lavare la biancheria, allora già sei fortunato . L’esaurimento è la norma…
Un ambiente così, che sembra premiare e richiedere le scorciatoie, ha un’altra affascinante caratteristica: l’intolleranza per gli errori. Un errore di calcolo o un errore di battitura in un documento destinato ad un cliente è un evento che può limitarti la carriera….
E la dinamica non cambia molto lungo tutto il corso della carriera. I compiti di medico ( o anche di soldato prima dell’intervento in Iraq) ha dei precisi limiti. Gli impiegati nelle banche di investimento, invece, hanno firmato un contratto Faustiano. Non hai alcun diritto ai limiti personali. E’ il business che detta quanto in alto devi saltare, e ci si aspetta che tu sia in grado di farlo. Certo, il personale senior ha più dignità, ma l’idea che le tue necessità vengono dopo il lavoronon cambierà mai.
Ai miei tempi, non era raro che l’azienda chiedesse agli associati di rimandare il matrimonio se ciò era in contrasto con l’affare che si doveva concludere. Non è che il management fosse contrario al matrimonio; in verità, i partners sapevano bene che un giovanotto sarebbe stato interamente nelle loro mani una volta sposato e, ancor meglio, con figlioli a carico. Allora sarebbe stato legato senza speranza ad una struttura personale di obblighi che l’avrebbe tenuto all’interno della organizzazione.
Non che ci fossero reali rischi che qualcuno lasciasse il posto volontariamente. L’esaurimento e la perdita dei limiti personali sono un ambiente ideale per il lavaggio del cervello, il che spiega perché la gente che ha passato la maggior parte della propria carriera nella finanza ha una così grande difficoltà a comprendere come la loro azienda e la loro concezione del mondo non sono al centro dell’universo e come i loro enormi salari potrebbero non essere poi così dovuti.
Ai miei tempi, era più probabile assistere ad una crisi fisica piuttosto che psicologica. Ad esempio, uno dei nuovi laureati entrati di recente che doveva consegnare una presentazione per il giorno dopo cominciò ad andare al bagno ogni mezz’ora, e poi tornava a lavorare sul suo foglio excel. Questa cosa è andata avanti fino a che non si è sentito male ed è stato ricoverato. Non è più tornato.
E questo tipo di dazio non era limitato alle persone più giovani. Una tizia, una vicepresidente nel settore ad alto rendimento ed alto testosterone delle Fusioni e Acquisizioni, passò la maggior parte del week end sdraiata su un fianco sul pavimento del suo ufficio, a leggere documenti. Andava rassicurando i suoi colleghi preoccupati che andava tutto bene fino a che, di Domenica, il dolore divenne così grande che lei cedette e telefonò al suo compagno. Egli venne e la portò direttamente all’ospedale. I dottori la operarono immediatamente, pensando ad un caso di appendicite. Trovarono invece una diverticolite, che solitamente affligge le persone molto anziane, e era andata così vicina alla rottura del colon che i dottori dovettero rimuoverne la metà.
I partner nella sua azienda le ordinarono di non tornare finché non si fosse completamente ristabilita. Ma era di Settembre. I bonus venivano pagati a fine anno, e lei capiva il messaggio non scritto e sapeva che stare lontano troppo a lungo sarebbe apparso un segno di debolezza. Tornò in ufficio tre settimane dopo, con l’aspetto pallido.
Divenne più tardi la prima donna nella sua azienda a diventare partner in una banca di investimento. Il suo istinto l’aveva guidata bene. O forse no. In seguito perse il 90 percento della vista da un occhio a causa di un glaucoma, una malattia facilmente trattabile, perché i suoi fittissimi impegni di lavoro facevano sembrare quell’esame quasi un lusso.
E uno dei recenti suicidi era una banchiere di metà carriera, di 29 anni, che aveva di recente ricevuto un buon giudizio ed un bonus di $400.000, un monito sul fatto che la pressione e l’esaurimento sono caratteristiche permanenti di certi tipi di ruolo.
Che cosa è cambiato? Diverse cose, sospetto: per primo che allora c’erano solo un piccolo numero di ruoli nella finanza che comportavano la totale subordinazione delle proprie necessità personali alle richieste lavorative. Considerate: in Giugno Goldman Sachs ha introdotto una politica per i suoi 2.900 laureati in prova alla scuola estiva di investment banking “Lasciate il lavoro prima di mezzanotte. Non più gente che lavora tutta la notte”.
Quando io ero in Goldman, l’intera divisione di investment bamnking era composta da 250 persone. Soltanto molto di rado alcuni dipartimenti (investimenti privati, investimenti internazionali) richiedevano ai suoi membri di lavorare fino a notte inoltrata. Wall Street era molto più concentrata allora, così se tu contavi tutti quelli che ci lavoravano, compresi i legali, non saresti arrivato a 2.900 persone in totale.
Ma anche con tutta questa cattiva pubblicità dovuta alle morti per lavoro, Wall Street non ha ancora alcuna tipo di prospettiva sulla propria concezione di questi lavori. Come ha scritto in una email l’ex McKinsey ed esperto di leadership Doug Smith:
Talvolta la vita è una parodia malata di sé stessa. “Noi vogliamo che ci sia un equilibrio tra vita e lavoro. Perciò vi invitiamo a non restare più tardi della mezzanotte”. Ma i tizi della Goldman leggono quel che scrivono???
Questi numeri sono un classico esempio di differenza in grado che nasconde una differenza in natura. Negli anni ’80, se tu lasciavi uno dei ruoli super stipendiati e super stressanti, anche se ricevevi un botta alle tue entrate o al tuo status, la caduta non era così in basso, una volta che eri in grado di liberare il tuo cervello dallo stato acuto di coscienza limitato in cui eri prima coinvolto.
Oggi, al contrario, con un mercato del lavoro molto più competitivo, uno straordinario aumento nel numero di specializzazioni richiesta, le aspettative dei datori di lavoro e la tecnologia che sta trasformandoli sempre più nella versione impiegatizia degli iron man del triathlon, e dei criteri di assunzione sempre più stringenti, non è più così ovvio dov’è che andrà a finire uno che perde il proprio posto di lavoro.
E se qualcuno, terrorizzato dalla prospettiva di perdere il lavoro, ha finanziato la propria laurea con un debito universitario, non è che pensa di mettersi a rischiare di saltare un pagamento e vedere i suoi interessi sul debito scalare in su di un gradino fino a livelli talmente punitivi da assicurargli una vita di schiavitù da debito (e questo senza contare il fatto che un cattivo rating creditizio personale impedisce di trovare un altro lavoro).
Un secondo fattore, io credo, risieda nell’impoverimento dei legami personali tra i giovani: questi giovani iniziano a subire la pressione di mostrare alte performance  molto prima rispetto ai miei tempi, e questa sovrastruttura di compiti  mediata più “amichevolmente” attraverso la tecnologia significa minore supporto emotivo, anche tra coloro che, per gli standard attuali, sono ben socializzati.
Il terzo fattore nuovo è l’uso diffuso di farmaci per l’aumento delle performance, in particolare l’Adderall. L’uso di anfetamine tra gli studenti  divenuto così di routine per passare un compito od un esame che è difficile pensare che non se ne faccia uso anche nel mondo della alta finanza e nelle professioni legali. E in realtà, se tu non ne fai uso, ti stai mettendo in un serio svantaggio competitivo. Ma spingersi costantemente oltre i propri limiti ha un costo. Se l’Aderall compromette la fase di sonno REM (oppure viene fatto uso di barbiturici per dormire dopo aver utilizzato gli stimolanti, il che di nuovo incasina la fase di sonno REM), questo solo fatto può spingere rapidamente qualcuno verso la instabilità psicologica, anche se non aveva alcuna tendenza precedente.
Perché ci importa tutto questo? Perché è un altro segno della fragilità della nostra struttura sociale. Quelli in alto sono disposti che soci in regola tra le proprie fila vengano masticati vivi dalle loro stesse istituzioni e questi leader sanno bene che non hanno nessun altro da incolpare. Eppure fanno finta di non accorgersi dell’odore di cancrena. Da una storia del New York Times sui banchieri suicidi:
 Il Sig. Dimon (CEO di JPMorgan Chase), che è stato ricoverato per un cancro alla gola ed il cui partner Jimmy Lee, magnate degli affari, è morto improvvisamente in Giugno a 62 anni, assume un tono paterno quando discute dell’equilibri tra lavoro e vita privata. “Devi prenderti cura della tua mente, del tuo corpo, del tuo spirito, della tua anima, della tua salute” ha detto “JPMorgan, o qualunque altro posto in cui lavori, non può farlo a posto tuo”. Se trascuri queste cose, ha detto “Finirai per distruggere le tue relazioni personali. Distruggerai la tua vita. Non resterai in salute. Non ti divertirai.”
“Prenderti cura di te stesso” richiede che tu abbia risorse personali a tua disposizione, un qualche controllo del tuo tempo e dei tuoi soldi. Il consiglio incompetente di Dimon è assurdo allo stesso modo di coloro che consigliano la gente a basso reddito di mangiare cibi genuini, quando proprio per le loro ristrettezze economiche essi non sono in grado di permettersi cibi genuini. Il suo “lasciate che mangino la torta dello stile di vita” è un modo di lavarsi le mani dalla responsabilità delle morti sul lavoro. Ma poi perché dovrebbe? Dati gli alti costi della crisi, inclusi i suicidi che sono chiare conseguenze delle chiusure per fallimento innescate da banche come JPMorgan, perché Dimon ed i suoi pari dovrebbero cambiare un modello d’affari di successo solo per evitare un paio di suicidi dentro a casa loro? In altre parole, non fatevi incantare dalle lacrime dei coccodrillo versate dai vertici sopra a queste morti.

 

Di Yves Smith.
Yves a passato più di 25 anni nel mondo dei servizi finanziari in aziende quali Goldman Sachs, McKinsey e Sumitomo Bank

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